Osteopatia e reflusso gastroesofageo nel neonato

Il reflusso gastroesofageo è di certo uno dei disturbi più comuni nel neonato. Ed è anche uno degli ambiti in cui la figura dell’osteopata e quella del pediatra hanno molto da lavorare congiuntamente dando vita a una collaborazione armoniosa che rappresenta spesso la migliore soluzione per il bimbo e per i genitori, in quanto permette loro, laddove possibile di evitare il ricorso ai farmaci in favore del trattamento manuale.

Cosa può causare il reflusso in un paziente così piccolo?
Nei primi mesi di vita la causa di questo fenomeno fastidioso e l’immaturità dell’apparato digerente in particolare del cardias la valvola posta tra stomaco e penso che, per impedire la risalita di cibo, dovrebbe chiudersi. Avviene il reflusso quando il cardias non si contrae, l’esofago non si appiattisce e il cibo dunque risale, comportando la fuoriuscita dalla bocca. Il reflusso si definisce fisiologico nei primi tre mesi di vita e può risolversi o meno spontaneamente, in quanto può anche dipendere da una tensione o compressione delle suture del cranio o dei tessuti membranosi intracranici, che tendono a creare irritazione di strutture nervose alla base del cranio, in particolar modo del 10º nervo, detto “vago“, che innerva lo stomaco.

Come interviene l’osteopata? Tramite manipolazione molto delicate sul sistema fasciale, viscerale o cranio sacrale, che non disturbano il neonato, tutt’altro. Capita spesso che il piccolo paziente, durante il trattamento, si calmi poiché le tensioni responsabili del fastidio si rilasciano.
Per migliorare la sintomatologia, si può intervenire agendo su diverse strutture, per esempio:
-il cranio (in particolare l’occipite, osso principale della sfera posteriore), allentando così la compressione sul nervo vago;
la colonna dorsale alta, in mezzo alle scapole, zona che va a innervare la parte ortosimpatica dello stomaco;
Esofago e stomaco, i suoi legamenti e gli organi adiacenti;
-il diaframma (il muscolo che separa la cavità toracica da quella addominale) sul quale si poggia lo stomaco.
Spesso i bambini che soffrono di reflusso presentano anche il singhiozzo, che altro non è che uno spasmo del diaframma.

A quale età si può fare un primo trattamento osteopatico?
È credenza comune che neonati e bambini non debbano avere stress o tensioni nel loro giovane corpo, ma purtroppo la realtà è diversa, in quanto la nascita e l’evento più stressante della nostra vita. Il trattamento è tanto più efficace quanto prima viene effettuato, perché la disfunzione Osteopatica e meno strutturata e meno radicata. I bambini rispondono ai trattamenti in minor tempo rispetto agli adulti, nei quali un disturbo ha avuto il tempo di consolidarsi. I neonati hanno una grande capacità di autoguarigione. A volte con una o due sedute si risolve il problema. Consiglio di portare i piccoli pazienti nei primi 20 giorni di vita, anche senza particolari motivazioni, semplicemente per un controllo, a conferma del principio classico, ma intramontabile, che la prevenzione e sempre la cura migliore.

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