Spalle: il rimedio osteopatico

La spalla è formata da più di una articolazione: la gleno-omerale, la acromion-claveare, la sterno-clavicolare e la scapolo-toracica. L’equilibrio meccanico tra queste articolazioni è fondamentale per il buon funzionamento di ognuna. Tali articolazioni, racchiuse da capsule fibrose, sono stabilizzate da un apparato legamentoso e muscolare assai complesso che garantisce alla spalla un ampio raggio di movimento nello spazio ed una potente e sicura leva articolare. La cuffia dei rotatori viene infatti considerata il principale elemento attivo di stabilizzazione e contenimento dello omero.

In caso di dolore alla spalla, l’osteopata per prima cosa analizza la spalla controllando la mobilità delle singoli articolazioni, lo stato di contrattura dei muscoli, l’elasticità delle fasce e lo scorrimento dei tendini. In caso di problemi dinamici a livello locale, interviene con tecniche dirette o indirette per ristabilire la mobilità fisiologica dell’articolazione. Tuttavia, l’osteopatia considera il paziente nella sua totalità e, pertanto, ricerca il problema non solo a livello locale ma anche in altre strutture che possono contribuire all’insorgere e al mantenimento del dolore alla spalla.

Le disfunzioni della colonna cervicale hanno ripercussioni piuttosto dirette sulla spalla, in particolar modo attraverso la fascia cervicale media che contrae rapporti intimi con il cingolo scapolare. In questo caso l’osteopata interviene sul tratto cervicale, sia a livello vertebrale che muscolo fasciale.

Nella cavità orale il pavimento buccale, la lingua e la zona ioidea sono connessi direttamente alla scapola attraverso l’intermediazione del muscolo omoioideo. Il trattamento osteopatico, in questo caso, avviene attraverso tecniche dirette e fasciali.

Le disfunzioni del diaframma possono dare origine a dolori profondi alla spalla attraverso l’intermediazione del nervo frenico. Grazie alle sue tecniche l’osteopatia si rivela in grado di risolvere i problemi del diaframma, degli organi sotto-diaframmatici e del mediastino. Anche il bacino, attraverso il muscolo grande dorsale, può creare problemi di mobilità all’omero. Rimane comunque di primaria importanza la valutazione di tutto il sistema viscerale e fasciale del torace, addome e pelvi.

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